Viaggio della memoria 2018

Nei campi di sterminio: perché i giovani sappiano

(di Bendrea Mihaela Raluca)

L’ANED, come ogni anno, ha organizzato un pellegrinaggio nei campi di sterminio dando l’opportunità a giovani studenti delle scuole della Regione di visitare i luoghi in cui si è consumata una delle pagine più drammatiche della storia del XX secolo.

Sono stati 20 gli studenti del Deganutti che nei giorni 4, 5 e 6 Maggio 2018 hanno partecipato alle cerimonie annuali in occasione della liberazione dei campi presso Dachau e Mauthausen. Al termine dell’attività è stata  organizzata una conferenza per condividere le riflessioni legate all’esperienza vissuta e in quest’occasione l’allieva del Deganutti, Nicole Maniassi, ha letto una lettera da lei scritta che qui di seguito riporto:

“Fin da quando ero piccola, il giorno della memoria è sempre stato ricordato a scuola con un momento di silenzio, la lettura di alcuni passi di deportati o figli di essi ma vedere con i propri occhi e sentire con la propria pelle tutto questo, non ha prezzo. Questo viaggio ci ha portato a visitare l’università “Ludwig-Maximilian-Universität” di Monaco che con la sua maestosità è stata sede di un’opposizione capitanata da giovani studenti con la caparbietà di opporsi ad un regime totalitario che privava qualsiasi forma di espressione, chiamata Rosa Bianca. Abbiamo visitato il Lager nazista a Dachau e avuto l’onore di parteciparvi alla cerimonia di commemorazione. Ad accoglierci all’entrata è un cancello nero con la frase tedesca “Arbeitmachtfrei”. Come si può essere così indifferenti e perseverare nell’infliggere dolore? Sono state fatte e proposte molte riflessioni nel corso degli anni e si è sempre increduli nel realizzare questo abominio. Ci si promette che cesserà tutto questo ma la società attuale deve trovare il coraggio di mantenere questa promessa. L’essere diversi dalla società non è sbagliato, anzi ci rende unici e ci dona così tanto potere che purtroppo a molti sfugge. Mi soffermo a guardare le foto scattate all’interno di quel campo; dimensioni enormi, limitate da quel filo spinato lungo i suoi confini che non permettono la libertà. Ho percepito il dolore negli occhi delle persone presenti che addolorate da questa storia, recente perché parliamo di un tempo passato molto vicino al nostro, hanno versato lacrime; lacrime che hanno racchiuso la voglia di ricordare un dolore che esige di essere vissuto. In onore di tale giornata, ghirlande di fiori sono state portate e collocate affianco alle frasi commemorative e per quanto possa essere doloroso rendersi conto concretamente di ciò che avi della nostra storia hanno subito, un fiore simboleggia la fiamma del ricordo e della speranza. Questa è la luce, credere che errare in questo modo, non sarà mai più lo sbaglio degli uomini, al fine di non recare altrettanta sofferenza. L’uomo tende a fare distinzioni, il razzismo o il semplice maltrattamento nei confronti di coloro che soffrono qualche degenza sia psichica sia fisica, è la malattia a cui è difficile trovarne una cura, che dilagava, dilaga e dilagherà in futuro.”