Weimar

(Di Michele Ferrante)

La memoria deve essere “vissuta” per potere essere tramandata alle nuove generazioni; da queste parole è iniziata la nostra avventura, in viaggio per commemorare tutte le vittime cadute per mano delle SS.

L’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti) svolge pellegrinaggi tra i campi nazisti da decenni, coinvolgendo anche gli istituti superiori di tutta Italia.

La sezione di Udine, in collaborazione con la sezione di Ronchi dei Legionari, ha invitato più di 130 alunni, con i rispettivi professori, provenienti da diverse scuole del comune di Udine e della Carnia, ad accompagnarli in un pellegrinaggio nei campi di concentramento di Mittelbau-Dora e Buchenwald, in Germania.

Questo viaggio si è svolto a pochi giorni dal 71° anniversario dalla liberazione dei campi da parte degli alleati.

Dopo l’emanazione delle leggi razziali dal 1933 , vennero creati moltissimi campi di lavoro o, per meglio dire, di sterminio, tra i quali figuravano anche quelli che abbiamo visitato noi. Ognuno di questi campi aveva moltissime strutture detti campi satelliti, ed ognuno dipendeva da Berlino.

Nel corso del viaggio si sono alternati molti professori e parenti dei sopravvissuti, ormai scomparsi, nel narrare episodi e testimonianze di vita quotidiana nei lager.

La figlia di Alfonso Zamparo ci ha fatto toccare con mano il berretto del padre il quale, dopo essere stato liberato dal campo di lavoro di Buchenwald, lo ha tenuto come monito per non dimenticare le atrocità subite in quei lunghi mesi di prigionia.

Mittelbau-Dora sorge a pochi chilometri dalla cittadina di Nordhausen: e venne creato dai prigionieri dei campi vicini nell’estate del ’43, con l’intento di risollevare l’industria bellica tedesca duramente colpita dai bombardamenti alleati.

Oggigiorno non rimane molto della struttura originale, in quanto tutto ciò che poteva essere recuperato, veniva preso e utilizzato per far ripartire una Germania distrutta non solo fisicamente, ma anche nell’animo. Le uniche cose ancora visibili sono alcune baracche, il forno crematorio e le gallerie, anche se molto danneggiate, in cui venivano costruiti i micidiali missili V2.

La nostra guida, Thomas, non si è solo dimostrata molto disponibile e preparata, ma anche costernata a causa di ciò che i nazisti fecero in questo periodo. Il campo venne liberato dagli americani l’11 aprile 1945.

Buchenwald sorge sulla collina che sovrasta la celeberrima città di Weimar, famosa nella storia, nella letteratura e nell’arte. Goethe e Schiller vi abitarono per molti anni ed è per questo motivo, che dopo la loro morte, le venne attribuita la denominazione di “città dei poeti”; la corrente artistica del Bauhaus, molto in voga negli anni ’20 e ’30 del ‘900, nacque nell’odierna università di Weimar.

Inoltre, dal punto di vista storico, nel 1919 vi nacque l’omonima repubblica, ma ebbe vita breve perché venne sostituita dal III Reich nel 1933. Tuttavia la “Repubblica di Weimar” stabilì i principi per la nascita della Germania odierna.

Il campo di Buchenwald venne costruito nel luglio del 1937 e divenne ben presto uno dei principali campi di lavoro della Germania.

Lo scopo principale di questo campo era il medesimo di Mittelbau-Dora ovvero non era quello di sterminare in prima battuta, ma far lavorare i deportati. Nonostante tutto, era così duro che morirono migliaia di internati per inedia e stenti.

Le uniche cose rimaste intatte sono il forno crematorio con le celle, le torrette di guardia con il portone principale e le strutture delle SS, le sole cose costruite con materiali duraturi.

In memoria dei caduti italiani, in particolar modo di quelli friulani, sono state deposte 2 corone durante la cerimonia di commemorazione, il presidente dell’ANED della sezione di Udine, Marco Balestra, ci ha voluti ringraziare, spronandoci a non dimenticare ciò che abbiamo visto.

Bisogna ringraziare a nostra volta le guide che ci hanno spiegato dettagliatamente la storia dei luoghi che stavamo visitando, ma ritengo doveroso anche ringraziare i volontari, che hanno cercato di tradurre in modo chiaro e semplice, affinché tutti potessimo capire.

Il silenzio dei campi, interrotto soltanto dal cinguettare di alcuni uccellini, è la continuazione di quel silenzio di 70 anni fa, nel quale i prigionieri non potevano dire niente del dolore fisico e psicologico che provavano, per paura di essere malmenati e uccisi dalle SS. Questo silenzio è continuato anche negli anni a seguire, quando i sopravvissuti alle atrocità, hanno taciuto quasi a voler dimenticare tutto ciò che avevano visto e provato.

Tuttavia, alla fine hanno avuto il coraggio di aprirsi e raccontare tutte le atrocità subite, facendo in modo che tutti sapessero e non dimenticassero, perché non si può combattere ciò che non si conosce.

La serenità che si percepisce nei prati e nei boschi che circondano i campi, è in netto contrasto con la crudeltà perpetrata nei Lager. Anche la Natura cerca di riprendersi ciò che le è stato tolto, ricoprendo di muschi e licheni i resti degli ospedali in cui venivano fatti esperimenti sui poveri bambini internati.

Grazie a questo viaggio sono riuscito a prendere maggiore coscienza di quanto accaduto in quest’epoca storica così oscura, non spiegato in maniera dettagliata dai libri di storia e, nonostante tutto, ancora oggi non accettato o negato da persone che rifiutano la triste realtà di quanto in basso possa scendere l’essere umano.

Michele Ferrante